La Dow Chemical coinvolta fin dal principio nelle indagini sugli UFO

La maggior parte degli studiosi della fenomenologia UFO avranno senz’altro familiarità con il famoso caso Ubatuba, avvenuto in Brasile nel 1957, dove un oggetto non identificato esplose rilasciando frammenti metallici, formati da una composizione insolita di magnesio. Pochi ricercatori conosceranno tuttavia un caso analogo a quello brasiliano, avvenuto negli Stati Uniti agli albori della nascita moderna del fenomeno UFO. Questo caso coinvolse direttamente o indirettamente diverse persone ed organizzazioni, che avranno successivamente modo di essere molto coinvolte sullo studio degli UFO in America, e sottolinea di come ci sia ancora molto da imparare a proposito delle prime investigazioni del fenomeno condotte dai militari, dall’Intelligence e anche da parte del mondo delle grandi corporation.

Appena dopo le cinque del pomeriggio del 9 luglio 1947, un elettricista di 45 anni, Raymond Lane, e sua moglie, stavano raccogliendo dei mirtilli vicino Midland, Michigan, quando improvvisamente udirono uno strano rumore sfrigolante. Guardandosi intorno, videro una bizzarra massa bianca luminosa di scintille cadere in bilico dal cielo e schiantarsi atterra, a circa una trentina di metri di distanza. I testi vedendo quello strano fenomeno, li tornò in mente i fuochi d’artificio del 4 luglio, se non fosse che quelle massa luminosa era molto più grandi. La palla di fuoco, bruciò con forte luminosità per circa quindici secondi prima di spegnersi. Quando il fumo andò via, non vi rimase quasi nulla sul terreno, se non dei frammenti neri metallici infiammati. Lane raccolse i frammenti e li mise in un barattolo di latta.

La palla di fuoco aveva scelto proprio un posto ideale dove apparire. Midland infatti, era casa di una delle sedi più avanzate in America riguardo l’analisi dei metalli: i laboratori della società Dow Chemical, ben nota per la sua competenza in campo metallurgico, e assoluto leader mondiale nel settore della tecnologia al magnesio. Poco dopo la Grande Guerra, la Dow Chemical sviluppò una lega che la società chiamò “Dowmetal”, un materiale raffinato in magnesio in cui fu aggiunto un sei percento di alluminio, e un mezzo percento di manganese. Il Dowmetal fu utilizzato largamente per vari usi, dal settore automobilistico a quello aeronautico, e fu peraltro molto redditizio per l’azienda, dandole un quasi completo monopolio sulla produzione di magnesio negli USA. Nel 1933 l’azienda finanziò la produzione, sotto l’idea di uno scienziato belga, tale Jean Piccard, una cabina creata interamente di Dowmetal, per una mongolfiera per i voli ad alta quota. Il progetto fu un grande successo, e tale progettò permise voli per oltre 21.000 metri. Durante la Seconda guerra mondiale questo materiale, essendo estremamente leggero, ma allo stesso tempo una lega di magnesio decisamente resistente, diventò un ingrediente indispensabile per la produzione di velivoli e missili. Una delle figure di maggior rilievo alla Dow Chemical era il chimico John Josef Grebe.

Nato come Hans Josef Grebe, a Uerzig, Gemania, nel 1900, emigrò nell’Ohio nel 1914, e diventò un cittadino americano nel 1921. Si laureò alla Case School, in scienze applicate nel 1924, e fu immediatamente assunto dalla Dow. Grebe fu considerato un genio dai suoi colleghi nell’azienda, e si prese anche un soprannome, “Idea Man”, l’uomo delle idee. L’azienda gli diede via libera a lavorare a progetti di sua personale invenzione. Grebe riuscì a fondare la Physical Research Laboratory, un’organizzazione coinvolta nella produzione in particolare nel campo delle materie plastiche. Tale settore di ricerca fu decisamente rilevante, sicché produsse alla Dow Chemical un flusso costante di continue invenzioni di grande valore. Sotto la sua direzione, tale settore di ricerca fu responsabile della scoperta di diversi materiali plastici ormai universalmente utilizzati in tutto il mondo, come stirene, il polistirolo e il cloruro di polivinile. Non solo, svilupparono anche una gomma sintetica che risultò di vitale importanza all’esercito durante la guerra. Grebe perfezionò anche un metodo per estrarre magnesio dall’acqua di mare, un processo di lavorazione che diventò fondamentalmente la fonte principale della Dow. Successivamente, Grebe fu assegnato a lavorare a Oak Ridge, un laboratorio nucleare, e nel 1946 fu osservatore all’Operazione Crossoroads, una serie di test nucleari. Lavorò anche molto vicino al settore delle armi chimiche dell’esercito americano, un ramo altamente classificato intento allo studio della guerra chimica. In effetti, nel 1948, Grebe fu nominato capo consulente tecnico in tale settore.

La mattina dopo l’incidente con la fireball, Lane prese i frammenti raccolti e li portò a Robert S. Spencer, un ricercatore senior, che lavorava proprio nel laboratorio di Grebe. Lane conosceva da tempo Spencer, poiché lui stesso era stato un dipendente qualche anno prima alla Dow. Spencer si mise in contatto con Edward Fales, capo della sicurezza interna dell’azienda, e insieme a Lane, si diressero sul luogo dell’incidente per indagare. Lane disse agli ufficiali della Dow, che l’oggetto avvistato, pensava fosse un disco volante, o una meteora, e che alcuni pezzi di metallo raccolti, all’aspetto, metallo argentato, potevano essere fatti di platino. Spencer immediatamente si mise a lavoro per far analizzare il materiale. Il laboratorio di spettroscopia fu molto efficiente, tant’è che dopo un’attenta analisi dei frammenti, affermò che i frammenti erano fatti in gran parte d’argento, mista con una piccola percentuale di silicio, ma che probabilmente quest’ultimo dato proveniva dalla sabbia che fusasi grazie al grande calore durante l’esplosione, si unì ai frammenti metallici. Il campione venne anche analizzato per vedere se mostrasse segni di radioattività, ma risultò negativo. Secondo il rapporto redatto da Fales:

Analisi preliminari sul materiale mostrano i contenuti come segue: sabbia comune, nessun segno di radioattività, ma emette gas di ammoniaca. Una pepita d’argento quasi pura, eccetto della sabbia mista ad essa, no attività radioattiva. La sabbia fusa, fa emanare l’ammoniaca, e dispone di piccole gocce d’argento fuso nella sabbia, e altro materiale presente non radioattivo. La sabbia fusa ha delle caratteristiche analoghe alla sabbia presente a Los Alamos [ovvero il materiale vetroso che si viene a formare durante i test nucleari condotti a Los Alamos nda], ma non si crede sia la stessa.
Intorno alla fine di settembre, il laboratorio portò avanti altre analisi spettrografiche su una piccola quantità di polvere di cenere, che fu meticolosamente e difficilmente estratta dai frammenti. L’analisi sulla polvere ha rilevato essere un materiale chiamato thorite, scoperto essere quasi sempre fortemente radioattivo. Le rimanenti porzioni dei frammenti, produssero tracce di ferro, alluminio, magnesio ed altri metalli. Vi erano anche prove di una significativa quantità di idrossido di magnesio, che dovevano essere i resti prodotti da una considerevole quantità di magnesio bruciato.
Bisogna notare che la Dow ha gestito il caso come una questione interna, all’inizio dei fatti. Le indagini di Fales su Lane, lo portarono a concludere che egli era una persona in qualche modo particolare, e che aveva una conoscenza tecnica. Ovvero, a conti fatti, l’incidente sembrava il risultato di un qualche esperimento con dei fuochi d’artificio fatti in casa. Infatti, fu infine contatta l’FBI, e un agente condusse un’inchiesta. Come si vedrà, non ci fu nessun coinvolgimento dell’USAF nel caso.

L’incidente avvenuto a Midland finì presto entro l’autunno del 1947, ma fu riaperto drammaticamente solamente un anno dopo, quando il 17 settembre 1948, Grebe, lavorando nel settore chimico dell’esercito, presso Edgewood Arsenal, nel Maryland, richiese un aggiornamento sulle indagini dalla Dow. Ad un esame del dossier di Foles, questi si iniziò ad interessare. L’11 ottobre, inviò un memo ad uno dei suoi superiori nel’esercito, scrivendo:

L’unico punto tecnico che tenderebbe a screditare la relazione in un modo molto lieve, è la particolare analisi dello spettro, che è stata fatta sulla sabbia, che si pensò fosse stata raccolta con il campione di minerale fuso, il quale conteneva argento, aveva differenti caratteristiche dalla sabbia raccolta nell’area generale. Aveva piovuto quel giorno, comunque, nel frattempo, questo avrebbe rimosso ogni traccia di idrossido di magnesio, che poteva essere li intorno.
Nel complesso, tutto questo appare a me, che ogni parte di prova trovata, dovrebbe essere considerata seriamente come indicazione di un missile, capace di produrre una considerevole quantità di fumo e fuoco, lasciando come tracce, solamente residui di magnesio, richiesti per produrre una batteria e un radio trasmettitore.

La teoria, che la piccola palla di fuoco avvistata a Midland, fosse in realtà una sorta di dispositivo radiocomandato con auto-distruzione, segnò drasticamente un cambio totale sul come comportarsi in proposito. Non è possibile ipotizzare come mai Grebe decise di riaprire questo caso, basandoci sui documenti che abbiamo oggi, tuttavia, ci sono indicazioni che studi analoghi venivano eseguiti a quel tempo su altri campioni di detriti apparentemente rilasciati dagli UFO, che furono considerati possibili resti di missili. Per esempio, il 26 novembre, il direttore dell’FBI, Hoover invia un memo al direttore dell’IG (Special Investigations, ovvero Ufficio per le indagini speciali dell’Air Force), riguardante un incidente simile a quello di Midland. Solamente due giorni prima l’esperienza di Lane, un gruppo di persone, nella frazione vicina a West Ridge, New Hampshire, rimase sorpresa dalla comparsa improvvisa di fumo e fiamme che passò vicino ad alcuni campi li nei pressi. Piccole aeree bruciacchiate furono scoperte essere sparse per un diametro totale di 60 metri, e sembrava fosse causato da alcuni frammenti incandescenti di metallo, che apparentemente caddero dal cielo. Il testimone principale, portò diversi di questi frammenti metallici ad un professore, Rentges, del MIT, per le analisi. Il professor Rentges formulò l’opinione che il materiale, è stato chiaramente sottoposto ad un calore terrificante, e che tali frammenti somigliavano ai razzi tedeschi, i V.2, missili balistici in quel periodo avvistati in Nuovo Messixo, dove ovviamente venivano testati. Quattro dei frammenti raccolti, quando attaccati l’uno all’altro, sembravano essere parte di un cilindro cavo, dal diametro di otto pollici, e avente uno spessore di tre sedicesimi di pollice. I campioni furono sottoposti anche ad analisi spettrografica, così riferì Hover, e si determinò essere della normale ghisa, che, “fu sottoposta ad un alto grado di calore”.

In una lettera intitolata “Flying Object Incidents in the United States”, datata 3 novembre, il colonnello Howard McCoy, della divisione tecnica d’intelligence dell’aeronautica,informò il capo dello staff, il generale Hoyt Vandenberg che i suoi analisti di dischi volanti avevano intervistato il dottor Irving Langmuir della General Electric, riguardante la possibile origine di tali oggetti, e che “è stato disposto avere un’altra intervista con il dottor Langmuir nel più vicino futuro per visionare tutti i dati ora disponibili, e si spera che egli sarà in grado di presentare qualche opinione sulla natura degli oggetti non identificati, in particolare, quelli descritti come “palle di luce”. Studio di questo particolare tipo di oggetto volante – apparentemente una piccola sonda telecomandata o autoguidata – aveva guadagnato la massima priorità dopo l’incidente del 1 ottobre, dove un pilota della guardia nazionale, fu impegnato in un lungo duello notturno sopra Fargo, Nord Dakota, con un piccolo, ma rapido oggetto lampeggiante, che era apparentemente sotto un controllo intelligente. Sembra probabile che questo tipo di sforzo per analizzare attentamente i frammenti di questi presunti dischi volanti, era parte di un crescente tentativo di stabilire se vi fosse una qualche credibile prova di un’origine terrestre straniera degli oggetti. Approccio questo che trovò la sua massima espressione il 10 dicembre 1948 con la pubblicazione dello studio top-secret dell’Air Intelligence Division Study 2013, intitolato “Analysis of Flying Object Incident in the US”. Questo studio esaminò la possibilità che i dischi volanti riportati sopra il continente americano, rappresentassero una sorta di ricognizione sovietica, oppure un addestramento o missioni di provocazione.

Nel frattempo, Grebe prese la sua teoria ai più alti livelli. Alla metà di ottobre, durante un viaggio nel sud-ovest, incontrò il colonnello Holger Toftoy, comandante del progetto Hermes, ovvero il programma missilistico portato avanti a White Sands. Poco dopo la resa dei nazisti, Toftoy ha supervisionato la rimozione di alcune centinaia di missili V-2 presso una struttura sotterranea, e successivamente, trasportati presso Withe Sands. Sotto il progetto Paperclip, gli ingegneri tedeschi addetti alla produzione di razzi furono Wernher von Braun, trasferito da Fort Bliss alla General Electric, per lavorare insieme a Toftoy. La General Electric era l’appaltatore per il progetto Hermes, riguardo la ricostruzione dei missili balistici. Nel 1948, il team di von Braun lasciò White Sands, ma Toftoy continuò a supervisionare il programma V-2.

Giornale di Toftoy del 18 ottobre 1948, anche se pieno di errori stenografici, egli registra chiaramente la presentazione sorprendete di Grebe:

Alla conferenza parteciparono i colonnelli Toftoy, Roberts e Bainbridge, il maggior JF Gay e il dottor JJ Grebe (Chemical Corp, settore chimico dell’esercito), e il dottor Mugson. Il Chemical Corp riportò analisi di frammenti prelevati da un “disco volante” che svanì in un bagliore brillante e schiantatosi nei pressi di Midlin [refuso nda], Michigan. Sabbia e clinker furono recuperati dalla località contenenti le pepite di puro argento, a del torio. Il torio era sufficiente a dare attività radio, approssimativamente dieci volte la norma, il che potrebbe essere attribuito al torio rivestito di filamenti in materiale elettronico, sebbene la quantità risulti eccessiva. C’era anche prova di un meccanismo [magnesio], completamente ossidato.

Il dottor Grebe avanzò l’ipotesi che piccoli missili nell’ordine di 1 a 3 piedi di diametro potrebbero essere i responsabili, provenienti da una fonte lontana. Ha ritenuto che la rotazione rapida del meccanismo [magnesio] e/o alluminio potrebbe avere abbastanza energia se utilizzata correttamente, per spingere il disco a svariate miglia di distanza, e potrebbe essere completamente distrutto in aria, bruciandolo. Le restanti trace di argento e torio, potrebbero essere attribuiti a sistemi di controllo elettronico.

Dopo la discussione, è stato concordato che il colonnello Roberts, dovrebbe richiedere di indagare su alcuni dei meccanismi che potrebbero plausibilmente spingere i dischi di questo genere, e il TU si terrà in contatto stretto con questi calcoli. Un incotro per il prossimo lunedi 25 ottobre, può essere concordato con il dottor Grebe, se le indicazioni sono favorevoli.

Il dottor Grebe ha anche descritto brevemente una teoria delle sue, che un oggetto a forma di pesce con una sezione modificata potrebbe decollare lungo l’asse e cambiare posizione in volo per volare ad un angolo più come un’ala volante. No ali o altre superfici aerodinamiche che producono resistenza sono richiesti.

Grebe chiaramente immaginava che l’oggetto di Midland era un piccolo veicolo senza pilota, una sorta di tubo vuoto, equipaggiato con apparecchi elettronici, e senza dubbio, egli credeva fosse di origine sovietica. La visione intrigante di tale oggetto, un veloce velivolo rotante, una ruota volante, che si può distruggere da solo alla fine della sua traiettoria, era come un romanzo, a dire poco, ma Grebe aveva una buona ragione per questa improbabile idea. Uno dei progetti più vitali e segreti della Dow Chemical, di tipo bellico, era lo sviluppo di una matrice strutturale per un trasmettitore radio in miniatura che formò il cuore della supersegreta VT, la spoletta di prossimità. La funzione di questo VT, questa spoletta esplosiva di prossimita, era quello di far detonare un proiettile d’artiglieria nell’esatto momento che questi passi nel raggio letale del suo obiettivo, proprio come un aereo o missile. Per farlo, ha dovuto incorporare un piccolo trasmettitore radio e un ricevitore miniaturizzato, integrati in tubi vuoti. Questi tubi han dovuto sopportare urti ed accelerazioni pari a migliaia di potenza G, quando sparate da un’arma pesante, così come resistere ad un’enorme forza centrifuga. Il contributo che diede la Dow Chemical in tutto questo era la produzione di un apposito contenitore di plastica per i piccoli tubi, e così il progetto fu realizzato. Tlale lavoro fu così segreto che i tecnici stessi che lavoravano al progetto, seppero della sua esatta funzione solamente alla fine della guerra. La spoletta di prossimità fu progettata all’inizio presso la Johns Hopkins University, presso il laboratorio di fisica applicata, nel Maryland, e fu diretto da Merle Tuve. L’assistente amministrativo di Tuve era un astronomo di nome Josef Allen Hynek.

Il concetto di disco formulato da Grebe, ammontava a qualcosa di molto simile ad un proiettile di artiglieria, possibilmente combinato con una forma aerodinamica che permetterebbe un certo grado di volo dopo che il dispositivo arrivi nelle vicinanze del suo bersaglio. Il VT, incorporava una batteria, che viene energizzata quando si mescolano i prodotti chimici presenti, durante il lancio. Forse il disco-missile usò un meccanismo simile. Presumibilmente la funzione di autodistruzione è una caratteristica adottata per impedire agli analisti americani di recuperare campioni intatti del veicolo. Il Bur of Standards group, che accennò Trotfoy nel suo memo, era il National Bureau of Standards Ordnance Development Department, un istituto segreto di ricerca per lo sviluppo di un missile guidato, operante all’interno dell’agenzia. Questo gruppo lavorò molto vicino all’esercito durante la direzione di Harry Diamond. I primi prodotti dell’Ordnace Department, erano altamente classificati, come la radio miniaturizzata per la spoletta di prossimità. Il gruppo di Diamond, insieme a Hugh Dryden, proviente dal Bureau Mechanics and Sound Division, svilupparono anche le prime armi intelligenti durante la guerra, incluso il Robin, una bomba guidata, o anche il Pelican, un altro ordigno esplosivo, o il Bat, un’arma antinave dal peso di 1000 libbre, a guida radar. Per aiutare a imballare nuovi componenti elettrici nei missili, il dipartimento perfezionò enormemente la produzione dei tubi a vuoto, non solo, li perfezionarono, rendendoli sempre più miniaturizzati, e dalla fine della guerra, i suoi tecnici inventarono un processo che permetteva di disegnare letteralmente i circuiti su substrati isolanti, ovvero, era il precursore degli attuali circuiti stampati.

Il direttore del Bureau of Standards era dal novembre 1954 Edward U. Condon. Il fisico del New Mexico, fu compagno di stanza di J. Robert Oppenheimer presso l’università di Gottingen, in Germania nel 1920. Ha co-fondato il laboratorio sullo studio delle radiazioni del MIT, e iniziò i lavori fondamentali sulla teoria del radar e sue applicazioni a Westinghouse. Quando il generale Leslie Groves istituì presso Los Alamos il progetto Manhattan nel 1943, scelse Condon come direttore del progetto sotto Oppenheimer. Successivamente, Condon è stato un membro del comitato esecutivo del NACA (National Advisory Committee on Aeronautics), il precursore della NASA.

La prova che il Bureau of Standards assistette alle analisi sui detriti dell’UFO di Midland, e teorizzato il suo possibile sistema di propulsione, rimane inafferrabile, ma, alla luce del coinvolgimento che avrà Condon con l’affare UFO, la probabilità rimane. La teoria di Grebe, tuttavia, fece abbastanza impressione ai più alti livelli, che un rapporto arrivò sulla scrivania del generale Vandenberg. Questi inviò un cablogramma al Sign chiedendo informazioni sul caso. Il Sign rispose il 21 dicembre, dicendo che non avevano alcun dettaglio riguardo l’incidente di Midland, e chiese timidamente, rapporto del caso al capo dello staff. Interessante notare, che c’è qualche prova che il Bureau of Standards fu coinvolta con un altro caso che riguardò ancora tracce di magnesio recuperate da un UFO. Nel 1952, cinque scienziati del NBS, presumibilmente analizzarono un frammento di metallo fornito dal comandante Alvin Moore, della Marina, che questi prese sulla sua proprietà dove a quanto pare, il frammento cadde. Questo avvenne curiosamente nel luglio del ’52, proprio durante la famosa invasione di UFO a Washington DC. Gli scienziati sottoposero il frammento a un paio di test, inclusa la spettrografia, concludendo che si trattava di un prodotto fatto artificialmente. Esso era composto per lo più da magnesio, con una gravità di 3.48, ed era pieno di milioni di microscopiche particelle di ferro. Proprio come i frammenti di West Ringe, esso sembrava essere una sezione di un cilindro, che se completo, sarebbe stato di 10.4 pollici di diametro. Moore decise che il Blue Book doveva sapere della scoperta. Inviò il tutto via posta a Ruppelt, che a sua volta inviò il tutto al Battelle Memorial Institute, dove Howard Cross fece un esame superficiale.

Le analisi della Dow Chemical nel 1947 a proposito dei frammenti di magnesio recuperati da un, pare, UFO crash nei pressi dei loro laboratori, è un’affascinante prefigurazione del loro coinvolgimento con il ben più famoso caso di Ubatuba. Come la maggior parte dei ricercatori UFO sono consapevoli, un primo materiale dell’UFO emerse per la prima volta nel settembre 1957, quando fu inviato in forma anonima a un giornalista, che lavorava presso un giornale locale di Rio di Janeiro. Questi inviò il materiale al dottor Olavo Fontes, il rappresentate brasiliano della storia APRO. I direttori dell’APRO, Coral e Jim Lorenzen rimasero impressionati dall’analisi eseguita sui campioni presso un laboratorio in Brasile. Coral Lorenzen dispose in modo che i campioni vengano anche analizzati dalla Dow Chemical, che come sappiamo, erano leader mondiale nella produzione di magnesio. Nel 1967, il comitato Condon, ben sponsorizzato dalla stessa USAF, e allora guidato da Edward Condon, uno di membri di tale gruppo di studio sugli UFO, il dottor Roy Craig, ottenne una parte di uno dei diversi frammenti che caddero a Ubatuba, al fine di sottoporre il campione ad un’attivazione neutronica. Da un’analisi brasiliana sul materiale, condotta nel 1957, si sapeva che il materiale era composto da un magnesio estremamente puro, “più puro di quanto la tecnologia terrestre potrebbe produrre, secondo la APRO”. Craig si mise in contatto con il dottor R.S. Busk, capo presso il Dipartimento Metal Products della Dow Chemical. Durante la seconda guerra mondiale, la Dow sviluppò un processo chiamato “sublimazione tripla”, in base al quale il magnesio viene scaldato a vapore e successivamente ricondensato in una camera a vuoto. Ebbene, dopo tre cicli fatti con questo tipo di procedimento, il magnesio risultava puro quasi al 100%, rimaneva giusto un piccolo residuo di altri elementi. Così, Busk fornì a Craig del magnesio sottoposto con quel tipo di procedimento, come campione di riferimento. In una lettera all’autore, Craig ha ricordato che:

il personale presso i laboratori Dow, erano interessati a materiali collegati agli UFO. Furono molto cooperativi nel fornire campioni di magnesio puro e fare qualunque tipo di lavoro volessi riguardo ai campioni di magnesio di Ubatuba. Rimasi sorpreso di apprendere che anni prima [1958], questi avevano già fatto studi metallografici degli stessi campioni di Ubatuba. Gli chiesi quindi di analizzarli. Mi mostrarono i risultati dei loro lavori, i quali erano ancora presenti nei loro archivi, e decisero di ripetere le analisi per me.
Interessante notare che lo stesso Craig lavorò per la Dow per otto anni, presso la Rocky Weapons Plant in Colorando, dell’AEC (Atomic Energy Commission), che era quindi una struttura della Dow Chemical, gestita poi da Grebe, che questi contribuì a fondare. Craig non conoscenza Grebe, ma avevano amici n comune, e, forse non è un caso, non ricorda che Condon menzionò o ebbe in quel periodo, nessun coinvolgimento con gli UFO. Comunque, l’analisi di Craig sul campione con attivazione neutronica, dimostrò contraddizioni con le affermazioni brasiliane, infatti, il campione di Ubatuba era meno puro rispetto al campione che gli fu dato dalla Dow, e quindi tale materiale, al contrario di quanto affermato dall’APRO, poteva essere prodotto con tecnologia terrestre. Le controversie sui campioni di Ubatuba continuano comunque, così come nuove analisi sui materiali con le ultime tecniche scoperte.

Grebe continuò a lavorare ai progetti nucleari alla Dow fino al suo pensionamento. Morì a Sun City, Arizona, nel 1984. Suo fratello minore, Carl, anche egli uno scienziato, ricorda di aver discusso di dischi volanti con John negli anni ’40, però, non parlarono mai dell’incidente di Midland nel dettaglio, lui è concorde con gli ex colleghi di John della Dow, che quel genere di velivolo, che sia un missile con meccanismo di autodistruzione o meno, sarebbe proprio il genere di dispositivo che una mente fertile come quella di Grebe avrebbe prodotto.

La somiglianza tra gli incidenti di Midland e Ubatuba, sebbene siano separati da un decennio, e da migliaia di miglia, continua ad affascinare. Quegli oggetti, erano armi segrete, dei falsi, o artefatti realmente extraterrestri? Anche il dottor Olavo Fontes osservò nel suo rapporto a proposito delle analisi brasiliane sui frammenti, che:

il mistero di quella improvvisa esplosione probabilmente non sarà mai chiarita. Potrebbe essere stato prodotto dal rilascio di un qualche tipo di meccanismo di autodistruzione, per prevenire che la macchina cadesse nelle nostre mani, dandoci così la possibilità di imparare i suoi segreti

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